Francesco Ridolfi

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Video del laboratorio GRENZEN:

 

https://youtu.be/QsXJGf6bMaA

 

 

 

 

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 GLI OPPRESSI DELLA TERRA

 

Racconto del progetto di Teatro dell’oppresso nella Scuola Popolare di Nuevo Horizonte

 

PETEN, GUATEMALA

 

 

 

 Video del progetto TDO NH 2015:

 

https://youtu.be/ECTvZ1EH1Do

 

 

 

 

 

Il mese scorso Francesco Ridolfi, psicoterapeuta ed esperto di Teatro Sociale, ha condotto insieme ai ragazzi del tercero basico (la terza media) della Scuola Popolare di Nuevo Horizonte un laboratorio di “Teatro dell’oppresso (TdO)”.

Gli studenti (15-19 anni di età), dopo due settimane di incontri volti a creare fiducia e coesione emotiva nel gruppo, hanno costruito un “Teatro Forum” sul tema dell’alcolismo e della violenza famigliare, che è stato presentato all’intera comunità di Nuevo Horizonte.

Riportiamo di seguito alcune riflessioni di Francesco su questa esperienza:

 

 

 

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01-settembre-2014

Si è concluso da pochi giorni il laboratorio di TdO, iniziato circa un mese fa, con gli studenti del tercero basico (15-19 anni) della comunità di Nuevo Horizonte, Peten – Guatemala.

Il teatro è stato uno strumento per entrare velocemente nella vita della comunità, nei conflitti, nei problemi quotidiani e non, nella bellezza che tiene unità una comunità di ex-guerriglieri e nella vita dei loro figli. Il teatro come mezzo per creare fiducia e rispetto oltre che discussione sopra temi importanti. Due culture che si sono incontrate nello spazio scenico e laboratoriale, uno spazio stra-ordinario dove è possibile calarsi nei panni dell’altro limitando il più possibile il giudizio e permettere l’emersione di ciò che opprime oggi i giovani figli dei rivoluzionari che hanno messo a disposizione di un ideale la loro vita.

Dieci studenti, cinque volontarie italiane, una fotografa, un’osservatrice e un conduttore: questo il gruppo che in poco meno di un mese ha creato uno spettacolo-forum su una tematica dolorosa che oggi colpisce il villaggio.

Il Teatro dell’Oppresso rappresenta una forma di educazione popolare basata sulla comunità, che usa il teatro come strumento per il cambiamento sociale a livello individuale, locale e globale. Progettato per i non-attori, il linguaggio universale del teatro risulta un mezzo per indagare la vita da parte di persone e comunità intere, di identificare i loro sogni e reinventare il loro futuro. Il Teatro dell’Oppresso invita al pensiero critico e al dialogo: a Nuevo Horizonte abbiamo trovato tutti i requisiti di cui il TdO ha bisogno: una scuola popolare che ci ospitasse, una comunità fortemente unita che necessita di affrontare problemi tipici delle situazioni post-belliche, la volontà di cambiamento e la giusta energia per affrontare la sofferenza che questo può comportare.

Il lavoro si è diviso in 5 fasi:

  1. Formazione del gruppo composto da volontari Amka e studenti della scuola popolare, presentazione della metodologia TdO e della conduzione.

Inizialmente sono stati usati giochi ludici per creare un luogo e uno spazio in cui trovare accoglienza, confronto e principalmente desiderio di essere presenti.
Poi, attraverso giochi di fiducia ed esercizi di sensibilizzazione emotiva, senza difficoltà si è potuto creare intimità di gruppo, coesione e unicità di intenti.

  1. L’inizio del vero lavoro teatrale.
    Si è proposto al gruppo, che a questo punto era molto affiatato e compatto, di trovare alcuni temi problematici della terra che ci ospitava e di analizzarli attraverso le tecniche proprie del teatro sociale e del TdO.
    Le tematiche emerse erano molto reali e anche la sofferenza che queste si portano dietro è molto reale e di impatto, ma il livello di coinvolgimento emotivo di ogni componente del gruppo e la neonata fiducia hanno creato un setting molto robusto e atto a contenere sofferenze vissute in prima persona dagli studenti e studentesse che hanno partecipato al laboratorio.
    Vista la alta responsabilità e il desiderio di essere in prima linea nella lotta alle difficoltà quotidiane di alcuni partecipanti, ripeto perché importante, figli di ex-guerriglieri della lotta armata ribelle, è stato possibile formare tecnicamente una persona del gruppo al ruolo di Jolly (TdO) e all'interazione teatrale con il pubblico. Per la prima volta nella mia esperienza di conduttore di gruppi di TdO ho visto un Jolly con solo pochi giorni di formazione alle spalle maneggiare con tale cura e professionalità il momento del confronto con il pubblico, con paura e insicurezza certo, ma con un’enorme desiderio di essere al posto in cui si trovava. Il risultato è stato sorprendente. Età: 15 anni. Genere: femminile. Nome: Wendy.
  2. Trovata la tematica di comune interesse, abbiamo assemblato le scene teatrali sulle quali avremmo proposto al pubblico, l’intera comunità di Nuevo Horizonte, una discussione teatrale, propria del teatro forum.
    Le tematiche affrontate, che sono state interamente proposte dai giovani della scuola: alcolismo, violenza familiare e maltrattamento dei minori.
  3. Teatro-forum. La sera alle 18, Salone de la Joventud, uno spazio comune della cooperativa.
    Miriade di bimbi, cani, tante famiglie e poca abitudine al teatro: un gran chiacchiericcio e inizialmente poca attenzione allo spettacolo. Ma una gran bella atmosfera: autentica, senza veli, con i vestiti del lavoro, una vera occasione per parlare, confrontarsi, ritrovarsi.
    Come capita a volte in teatro, il pubblico si aspettava uno spettacolo comico e infatti, anche se non c’era niente da ridere, durante la prima scena è stato un susseguirsi di risate, commenti ironici e curiosità. Tutto è cambiato quando si è capito qual era l’argomento.
    La prima scena rappresentava due momenti di vita quotidiana, alternanti fra di loro: il pub del villaggio al termine della giornata lavorativa, in orario di cena, e la famiglia, senza il padre, a cena. La scena terminava con il padre, che arriva a casa con un amico a cui piace la figlia, che picchia la madre che a sua volta non vuol far toccare la figlia da un adulto.
    Nella seconda scena si vedevano i figli, in un momento di relax come ad esempio può essere l’intervallo a scuola, presi in giro da un compagno che la sera prima ha visto il padre barcollare completamente ubriaco.
    La terza scena vedeva tutta la famiglia a tavola e i figli che si lamentano con il padre, per la sua mancanza di attenzione nei confronti della famiglia, del fatto che spende tutto al pub e loro non hanno soldi per niente, nemmeno per la scuola. Il padre si inginocchia di fronte a tutti e chiede perdono, dice che non lo farà più e che è fortemente pentito. Entra in scena la nonna che dice che lo ha sentito troppe volte parlare in questo modo e che l’unica cosa giusta da fare sarebbe che sua figlia, moglie dell’ubriacone, lo lasciasse.
    Termina lo spettacolo una lettura su “come i ragazzi vorrebbero fosse la loro famiglia” e l’oppressore ubriachissimo che barcolla tutto intorno.

    Il forum ha visto molti interventi, principalmente di figure femminili. E’ andato avanti per circa un’ora e mezzo

    La serata si è conclusa con l’intervento di una rappresentante di “Dejando Huellas”, un movimento di sole donne di Nuevo Horizonte che combatte per l’emancipazione femminile e un intervento memorabile del ex- comandate della FAR (comandante in jefe Fernandez)       che nonostante l’incalzante morbo di Parkinson ha commosso tutti quelli che erano rimasti fino alla fine e una bella nota conclusiva di un ex-guerrigliero da prima linea (Pavel).
  4. Il giorno dopo lo spettacolo il gruppo si è ritrovato per l’ultima volta per trarre conclusioni e per salutarsi.

Aver avuto la possibilità di lavorare con questo gruppo è stato una gran fortuna.

Aver avuto la possibilità di entrare dentro la comunità con tal vigore e profondità è stata una gran fortuna.

Aver avuto la possibilità di conoscere persone con un passato così doloroso che mantengono così alto il desiderio di continuare a combattere anche se con un nemico invisibile è stata una gran fortuna.

Aver avuto la possibilità di mettere le mie conoscenze a disposizione dei figli dei guerriglieri è stata una gran fortuna.

Aver avuto la fortuna di incontrare Nuevo Horizonte è una possibilità che non intendo lasciar cadere.

 

 

 

riri tdo NH 2015 

 

 

Teatro dell'Oppresso

 

Nuevo Horizonte, Petèn, Guatemala

 

 

PROGETTO TEATRO DELL'OPPRESSO IN GUATEMALA  - Nuevo Horizonte - 2015

CLICCA QUI

 

PER MATERIALE TEATRO DELL'OPPRESSO IN GUATEMALA - Nuevo Horizonte - 2014

VEDI SOTTO

 

proyecto teatro del oprimido en Guatemala - Nuevo Horizonte 2015 -

hacer clic aquí

 

theater of the oppressed project in Guatemala -Nuevo Horizonte 2015-

click here

 

 

 

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OPG MURI 2013

 

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Antonio Gramsci 11 febbraio 1917

 

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 OPG MURI 2012  

 

COSA MUORE E COSA NO, ALL'INTERNO DI UN ESSERE UMANO IN UNA CONDIZIONE DI PRIVAZIONE DI LIBERTA' FISICA E MENTALE?    

 

E' questa la domanda che ha guidato la produzione della performance teatrale.  

 

 

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OPG MURI 2011

 

 

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Il progetto "MURI" nasce nel 2011 con l'intento di sviluppare la teatralità umana in un'istituzione totale come l'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino.

 Tecniche di narrazione autobiografica e di scrittura creativa insieme a quelle più proprie della pedagogia teatrale e della psicodinamica sono state al centro del percorso laboratoriale.   

 

 

 

 

 

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